CERRETO SANNITA: UNA PASSEGGIATA NELLA STORIA
CERRETO SANNITA è un paese di circa 5000 abitanti, costruito in una manciata di anni, dopo che il terremoto del 1688 la distrugge completamente. Essa fu ricostruita poco più a valle del centro di epoca medioevale, tra i torrenti Turio e Cappuccino
Il nome è di facile interpretazione. Come altre località deriva dal cerro (quercus cerris). Nei documenti dei Sanframondo è detto Cerretum, e in dialetto Cerritu.. Lo stemma illustra il nome: su un campo d'argento si leva un cerro al naturale su un prato cespugliato. La corona è irregolare: vorrebbe essere di marchese (ma Cerreto era contea), con gruppi di due punte (e dovrebbero essere tre) sormontate da perle.
Città di fondazione realizzata su progetto del "regio ingegniero G. B. Manni che sfrutta in gran parte la collaudata esperienza funzionale e formale del sistema ortogonale, arricchita però di tutte quelle sottigliezze che la normativa urbanistica poteva suggerire per assegnare lotti secondo gerarchie precise, portando a un più stretto contatto l'interazione tra spazio urbano e qualità architettonica e utilizzando l'efficacia scenografica della distribuzione su diversi livelli altimetrici.
Il progetto originario è rimasto la costante della cultura di Cerreto la cui intera struttura urbana è cadenzata da:
* isolati a spina (che accolgono unita abitative minime);
* isolati a corte (che accolgono case a corte);
* isolati a blocco
Le menti della ricostruzione si avvalsero, poi, di maestranze napoletane e, in seguito alla richiesta di manodopera specializzata, di ceramisti, stuccatori, muratori, le cui famiglie si trasferirono nella zona. Fra di essi non vi furono grandi nomi ma gruppi famigliari che crearono una struttura solida di buoni quadri professionali.
Cerreto Sannita è un antico luogo ceramico, (E' SOCIO FONDATORE DELL'ASSOCIAZIONE ITALIANA " CITTA' DELLA CERAMICA") dove la tradizione della terra, del fuoco e della materia, alla quale viene dato forma grazie alle sapienti mani degli artigiani, è testimoniata da una sempre continua evoluzione del gusto artistico di questo paese.
La manualità nel costruire l'oggetto, gli usi di lavorazione come il tornire, modellare e cuocere, costituiscono procedimenti di cultura materiale "congeniti" alla gente di Cerreto Sannita.
Qui la ceramica è un patrimonio collettivo, intima rappresentazione della personalità di un popolo che con essa ha affermato la propria creatività e dignità di lavoro. Elemento portante e storicizzato di tale patrimonio sono le antiche famiglie figuline: i Faenza, Marchitto, Festa, Giustiniani. la loro narrazione ceramica, la policromia dei loro manufatti, la loro osmosi con i maestri maiolicari napoletani, sono le espressioni della comunicazione cerretese.
E' sede dal 1 660 della Cattedra Telesina, anche se giù dal XIII sec. alcuni vescovi ne fecero la loro residenza.
Con la nuova Cerreto la Cattedra vi fu riconfermata perché, come sede di Contea, vi risiedeva l'autorità civile nella persona del Viceconte, sotto la cui giurisdizione cadevano tutti i paesi.
Cerreto e' infine al centro di una zona di rilevante interesse turistico che va da Telese, nota stazione termale, a Pietraroja, con il parco geopaleontologico in cui e' stato trovato ed asportato "Ciro", il cucciolo di dinosauro; da Bocca della Selva, stazione sciistica, a Guardia Sanframondi con i suoi riti settennali, a San Lorenzello, con il mercantico, a Cusano Mutri, con i suoi funghi e lo splendido centro storico.

TRE SONO LE CERRETO DI CUI SI HA MEMORIA:

1. LA COMINIUM CERITUM, città roccaforte dei sanniti, collocabile nel triangolo "Ponte di Annibale", la "Rocca" di monte Cigno e la Chiesa della Madonna della Libera (campo di fiori). Fu distrutta dai Saraceni insieme con Telese, risorse nella stessa posizione topografica per opera dei superstiti dell'eccidio mussulmano. Questa cittadina ha continuato ad esistere nel periodo romano, anzi potrebbe essere la 'Cominium Ceritum' della seconda guerra punica, di cui parla lo storico Livio (Livio XXV, 14, 14; Del brano di Livio possediamo solo la traduzione greca di Dionigi d'Alicarnasso, essendo andata perduta l'originale latina.

2. LA "CERRETO VECCHIA", edificata una seconda volta dai Telesini spinti dalle armi nemiche a cercare luoghi protetti tra i monti, fu distrutta dal terremoto del 1688, i ruderi ancora "sopravvivono" lungo la strada che conduce a S. Anna ed identificabile nella "torre". La Cerreto medioevale, terra murata, è certamente normanna. Si era sviluppata lungo un declivio ai lati di una via in salita da " Porta de sotto " a " Porta de suso ". Le case erano separate da strette e brevi traverse; al centro c'era una largura, con in mezzo la chiesa arcipretale di S. Martino e, di fianco, il castello baronale. Simile abitato spiega l'effetto disastroso del terremoto del 5 Giugno 1688: alla scossa sussultoria seguì la rotazione delle case più in alto che si spostarono e caddero su quelle più in basso, seppellendole, per questo tanta strage.

3. LA "CERRETO SANNITA" ricostruita dopo il terremoto del 1688, ad opera di Marzio Carafa, conte di Cerreto, e di suo fratello Marino, su tre linee longitudinali, lunghe due terzi di miglio napoletano, in lieve declivio, tagliate da trentuno traverse, a formare una scacchiera di rettangoli.
Nel 1151 Cerreto era possedimento del normanno Raone che prese il casato da Vito Fremondo. Poco dopo il figlio Guglielmo divenne signore di tutta la valle usando per primo il casato dei Sanframondo (Guillelmus de Sancto Fraymondo). Nel 1328 si sa di un arciprete di Cerreto. Il potere della potente casa dei Sanframondo, annoverata tra le piu' nobili e potenti del regno di Napoli, termino'nel 1483. (Borrelli, Vindex neapolitanae nobilitatis, Neapolis 1653, p. 124.; Nel 1483 re Ferdinando, infatti, vendette in perpetuo a Diomede Carafa la terra di Cerreto ed i suoi casali (San Lorenzello e Civitella - fino all'unità d'Italia) per 9000 ducati, dopo che nel 1480 Alfonso re di Napoli aveva dichiarato città Cerreto (asn, archivio Carafa di Maddaloni) "...residenza dei vescovi da più secoli, capo della contea, illustre per la nobiltà dei cittadini possessori dei feudi, dovizioso per le ricchezze, ameno per l'aria, fertile per li terreni. Riguardevole per la magnificenza delle chiese e conventi, ornato di case palaziali..." (mons. Guarino, +1745, memoria istorica dell'origine della città di Cerreto). Nel 1544 sei parrocchie S.Martino, S. Maria Capitefonis, S. Bartolomeo, S. Angelo, S. Biaso, S. Cristoforo, e altre sei chiese (anche quella dell'ospedale), furono riunite in S. Martino, parrocchia collegiata. Dal 1575 C. divenne residenza del vescovo di Telese.
Durante il 600 le date funeste: la peste del 1656 con la morte di oltre 1.000 persone, e il terremoto del 1688 con circa 4.000 vittime! Marzio Carafa, VII duca di Maddaloni e X conte di Cerreto, il figlio Carlo ed il fratello Marino, impedirono che Cerreto venisse ricostruita disordinatamente "trascelto dunque il luogo...i cittadini cominciarono lunghesso la via onde allor di Cerreto si andava a Napoli a fabbricar lor palagi e case. E poiché ne erano alcune tratte alquanto distorte, altre erte anziché inclinate, tale ne venne ancor la piazza, cui si diede il nome di seliciata vecchia o via Telesina. Saputolo intanto il conte...disdisse a' cittadini la continuazione del fabbricamento ed ingiunse ad un suo valente architetto (G. B. Manni- da una supplica del sindaco al re del 25.7.1767) muovere a questa volta con la prestezza che per lui si poteva maggiore per farne la disegnatura..." progetto che fu portato avanti nonostante l'interessato parere contrario dei cittadini "per la quale risoluzione fu necessario astringerli anche colle carceri" (ms. Rotondi). Nel 1696 la ricostruzione della città era già avvenuta tra la meraviglia generale! Forma pure il proprio catasto onciario, e nel 1810 la commissione feudale riconosce al comune i demani propri; già dal 1779 è stata sciolta la "società " tra feudatario e università per la tassazione dei prodotti industriali locali. Nel Gennaio 1799, il gen. Mounier impose che si innalzasse l'albero della libertà, come in tutti i comuni abbattuto ai primi di Giugno. Nel 1816 diviene capoluogo di circondano nel distretto di Piedimonte; il 19 Febbr. 1852 è visitata da Re Ferdinando II; nel 1861 passa a Benevento, e nel 1863 s'intitola " Sannita ". Nell'Ottobre 1943, abbattuti i ponti dai guastatori tedeschi, rimane isolata, il 10 subisce il bombardamento americano su tutto il territorio, e il 12 viene occupata da questi.
Gli ordini religiosi sono stati: il monastero delle Clarisse (fondato nel 1343 da Francesca di Sanframondo); il convento dei Francescani conventuali centro del culto per S. Antonio da Padova, il convento dei Cappuccini che esiste dal 1584. A conclusione di queste brevi note, non si può non rimarcare la figura di Marzio Carafa,. Lo storico Dalio paragona Marzio al sole che fuga le tenebre, nella certezza che Cerreto risorgerà dalle sue rovine "sub principe tanto" e gli rivolge uno straordinario encomio, scrivendo di lui:
" restituit iuri iustitiaeque locum"
(riportò sul posto il diritto e la giustizia).
Nato da Diomede V e Antonia Caracciolo, Marzio fu letterato e uomo d'arme, cavaliere del Toson d'oro (per secoli il più importante riconoscimento militare europeo, conferito nel 500 anche al fondatore di Sabbioneta, il Principe Vespasiano Gonzaga) e poi Grande di Spagna. Combatté nelle rivolte di Messina del 1674 e coltivò gli studi. Nel 1671 ricevette regalmente il viceré del Carpio nel suo casino alla "Starza" di Maddaloni, ove sul gran portone fu posta un'iscrizione di Matteo Egizio:
Amicis - et ne paucis pateat - etiam si fictis
(aperto per gli amici e, perché non lo sia per pochi, anche per quelli falsi.).
Ebbe per moglie Emilia Carafa dei duchi d'Andria, bella e d'animo risoluto, che gli diede otto femmine- delle quali sette monache e una, Caterina, sposa del Principe di Colubrano - e tre maschi: Diomede, nato a Cerreto il 16 agosto 1675 e morto assai giovane, Carlo, suo successore, e Lelio, capitano delle guardie di Carlo di Borbone e gran protonotario del regno. Scoppiata nel 1701 la congiura detta di Macchia, Marzio si pose al servizio del sovrano, uscendo in armi da Castelnuovo con molti signori di casa Carafa per reprimere la sedizione. Prese anche parte alla guerra di Milano del 1702. Fu molto lodato da Luigi XIV. Morì di gotta il 6 luglio 1703. Merita di passare alla storia questo grande "Amministratore" che portò avanti il progetto di ricostruzione nella consapevolezza della bontà delle scelte fatte.
Ed ottimo fu il risultato perché Cerreto, affacciata come da un alto balcone sulla verdissima valle del Titerno, offre piazze e viali lungo i quali si incontrano severe facciate tardo-barocche di rara finezza, con alcune emergenze monumentali di singolare pregio, gioielli di un settecento napoletano che ancora inseguiva un ideale equilibrio fra ornamento e funzione, di vera e nobilissima modernità. Il settecento, che altrove rimodellò il volto di paesi e città, regalando dove una chiesa, dove un palazzo, a Cerreto realizzò un'opera completa, ..."capace di sorprendere anche il più esigente dei visitatori (G. Piovene)".